La conquista di un sogno
Uomo di rara sensibilità, di vasta cultura, figlio d’arte, essendo il padre Battista (1906-1983) un affermato artista, Dario Cattaneo cerca se stesso anche per mezzo della pittura. Una ricerca costante, infaticabile, un colloquio affettuoso con la natura per rivelarla, nei suoi dipinti, arricchita dalla sua personalità, dai suoi sogni, dalla sua filosofia.
Artista dunque sempre alla ricerca della “forma” perfetta che distingue il professionista dal dilettante.
Tele ricche di poesia dove la sintesi è essenziale; racconti a volte malinconici, ma permeati da quell’ Altrove che è il mistero dell’inconscio nell’arte e nella vita, una forza spirituale, una volontà di purezza.
In queste poche righe si inquadra per me Dario Cattaneo, pittore di chiaro carattere novecentista per educazione paterna, che percorre attraverso uno stile personale ed efficace la via, senza fine, dell’arte.
Romeo Bellucci
Il paesaggio rivissuto nel ricordo
Con i suoi dipinti Dario Cattaneo intona un cantico alla natura dai toni soffusi ma intensi, testimonianza di un autentico affetto per i paesaggi rappresentati; nel comporli in forme e colori si direbbe che l’autore li faccia propri per via di sentimento. Sono vedute di Caino, della Valle Trompia, del lago d’Iseo, della costa istriana: luoghi che indovino esser stati pazientemente percorsi in cerca delle luci crepuscolari, delle miti foschie, delle atmosfere sospese, delle quieti profondissime che si ritrovano nelle opere di Cattaneo.
Sono visioni intimiste e memoriali, che lasciano trapelare con sincerità la delicata sensibilità che le genera, ossia quell’ “emozione del vedere” fatta di respiro, coinvolgimento e limpidità dello sguardo.
In fondo, a essere importante non è tanto l’aderenza alla verità del dato naturalistico, bensì alla spontaneità sorgiva che questo ha prodotto nell’animo del pittore, e che con fedeltà assoluta egli ha reso sulla tela. Una sorta di “realismo interiore”…
Sotto il profilo stilistico, il riferimento non può che andare a quel clima post-impressionista che caratterizzò alcune delle più efficaci espressioni della pittura lombarda nei decenni fra le due guerre mondiali, dai Chiaristi ad Arturo Tosi; ma anche alla vena più ripiegata del grande filone novecentista in Italia (penso a Carrà, a Francalancia, a Carena). La matrice originaria è da ravvisarsi pur sempre in Cézanne (oggetto peraltro di un palese omaggio in uno degli oli di Cattaneo), ma spogliato d’ogni ambizione plastica e volumetrica: per così dire dissolto nel pulviscolo di una dimensione nostalgica e puramente contemplativa.
E’ un consapevole porsi al di fuori del tempo e delle sue fugaci illusioni, nella ricerca di una patria spirituale e rasserenante: il vagheggiato mondo di una “pittura eterna” che, forte della propria debolezza malinconica e meditativa, sfida il mutare delle tendenze e dei gusti proponendosi come baluardo al repentino e incessante divenire degli uomini e delle cose.
Paolo Bolpagni
Dolci acerbe rimembranze
Per Darca – lo pseudonimo con il quale Dario Cattaneo
firma le sue opere – la pittura è passione e ricordo. Le tecniche sono
quelle tradizionali dell’olio o dell’acrilico che vengono impiegate
per fissare sulla tela paesaggi e nature morte generalmente di piccole
dimensioni.
L’immediatezza con la quale fissa le campiture dei suoi quadri dimostra
una chiara capacità di sintesi ed una sensibilità particolare nel cogliere
gli aspetti salienti del paesaggio o della natura morta che intende
rappresentare.
Il desiderio poi di perfezionare i tratti o sfumare i colori troppo
brillanti, per riaccostarsi ad una pittura a lui più cara, pur creando
una atmosfera più dolce e più pacata nelle sue opere, ci privano spesso
di emozioni immediate e richiedono un esame più attento per cogliere
il messaggio che vuole trasmetterci. La sua pittura, di sapore postimpressionista,
si può inquadrare in una pittura di tipo tradizionale anche se talvolta
ricorda un po’ gli occhi di Fra' Cristoforo di manzoniana memoria: “per
lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgorano, con vivacità repentina.”
Piero Tramonta
Il paesaggio della memoria
Sono identificabili due registri, in Dario Cattaneo (Darca).
Da un lato un paesaggio postimpressionista dai toni abbassati, perlacei,
dominati da una sequenza cromatica che passa dal grigio al blu velato
fino a giungere al rosa. Dall’altro lato opere caratterizzate da una
tavolozza più vigorosa che assume le crudezze dai fauves sicchè
i suoi paesaggi – specie quando lo sguardo si dà veduta, accogliendo
in sè le prime architetture urbane – nascono da accordi cromatici
vividi, molto spesso esasperati che, pur nel tessuto di un disegno della
tradizione, tendono a sottrarre i dipinti da una cornice naturalista.
Il pittore è evidentemente al centro di un percorso, nel corso del quale
è bene evidente quel desiderio di esplorare e sperimentare, alla ricerca
di una lingua totalmente autonoma.
Dario Cattaneo si accosta alla pittura negli anni della maturità ed
è per lui uno straordinario ritorno al passato, questa immersione proustiana
negli odori acri dello studio, tra leganti e vernici finali, essenza
di trementina e quel colore con cui campisce la tela come se fosse
una strada liturgica della memoria attraverso la quale egli insegue
l’ombra del padre.
La pittura per Darca inizia come atto del rammemore fino a diventare
soprattutto collegamento al super-io paterno che, passati gli anni dei
conflitti generazionali, diventa dolce malinconia, offerta al ricordo
paterno dei frutti di una disciplina artistica che idealmente accomuna
al di là del tempo. Costante è infatti il ricordo – e, per certi aspetti,
la citazione – di Gian Battista Cattaneo (1906-1983), pittore bresciano
di intensa sensibilità del quale la famiglia conserva gelosamente le
opere, di una sorta di museo domestico.
Con l’amico Giovanni Lamberti (Le Rond), Darca inizia un percorso di
ricerca e di studio che lo porta a frequentare con assiduità lo studio
dell’artista Piero Tramonta che – dice il pittore – “ con pazienza insegna,
correggere ed affina gli iniziali tentativi di dipingere: il disegno
allora si fa più deciso, gli accostamenti cromatici migliorano”.
Tramonta, che è un inteso astrattista, pittore agli antipodi di Darca,
autore di pittura organica e laparotomia minuziosa nei tratti iniziali
e subito contemperata da una gestualità violenta e da accostamenti
cromatici di ottima resa, induce Darca ad un progressivo allontanamento
dal pittoresco e da un approccio contemplativo alla natura.
M. Bernardelli Curuz
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